Domenica dopo Natale- Festa della Santa Famiglia Anno A

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“Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».

Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: Dall’Egitto ho chiamato mio figlio.

I sogni sono, in questo caso, un annuncio, un messaggio, un invito a compiere determinate azioni e gesti che il Signore vuole mettere nel nostro cuore. I sogni avvengono di notte e sono, a volte, lampi di luce che rischiarano le tenebre e mostrano vie d’uscita da situazioni critiche o, in qualche altro caso, avvertimenti per pericoli che abbiamo di fronte. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno»”.

Già la sera, quando il frastuono del giorno con le sue illusioni scema e le ombre si allungano tutto sembra perdersi nell’indistinto buio per permetterci di aprirci, complice il riposo notturno, a nuove dimensioni nelle quali le emozioni sono incontrollate. La nostra mente appare libera di girovagare per mostrare scenari di futuro ma sempre ci si sofferma sulle esperienze concrete della vita.

La stessa cosa accade a Giuseppe che, di notte, riceve “in sogno” il messaggio dell’angelo del Signore perché si metta in salvo lui, la mamma e il bambino. Questo perché Erode “vuole cercare il bambino per ucciderlo”. Il male cerca ogni strada per rovinarci la festa ma le forze del bene sono vigili e se la nostra capacità di ascolto è allenata possiamo trovare la strada della salvezza.

Questo è un insegnamento che tocca la vita di tutti i giorni e che ci invita a mettere in atto le azioni necessarie per sfuggire dai pericoli trovando riparo, anche momentaneo, lontano dal male e da chi questo male vuole compiere credendo di difendere la propria posizione di potere. Erode è l’incarnazione di questa dimensione della vita ordinaria che è più comune di quanto possa sembrare. Egli tenta con l’inganno, con la forza, con la prepotenza di portare a termine il suo disegno di potenza per conservare la propria posizione di privilegio. Se noi ascoltiamo la voce del Signore il male fallirà e noi saremo salvi anche se dobbiamo sempre restare vigili per evitare che altri pericoli possano toccare noi e la nostra famiglia.

La fuga in Egitto è, quindi, il segno e il simbolo dell’ascolto della voce del Padre che ha parlato per mezzo di un angelo. E’ lo stesso che, sempre a sentinella della nostra buona esistenza, ci guida permettendoci di ritornare nella nostra “terra”, quella che il Signore ha riservato per la nostra esistenza.

Gesù, con la sua Santa Famiglia, vive pienamente il dramma della fuga e quello del ritorno. Vive l’esperienza dell’emigrazione in una terra straniera e ben conosce le paure e le sofferenze che toccano la vita e la storia di tante famiglie del nostro tempo. Di certo in Egitto avrà incontrato difficoltà e superato pericoli ma avrà ricevuto accoglienza e aiuto cosa che ciascuno di noi è chiamato a fare oggi nel proprio ambito a servizio dei tanti fratelli immigrati che vivono il dramma del distacco dalla propria terra natia. Facciamo, quindi, memoria di questa esperienza e offriamo risposte autentiche ai poveri che sperano nei nostri gesti di accoglienza concreta.

 

Francesca Maria Forgetta e Vincenzo Testa

 

89.31.72.207