San Pio, ancora una denucia dopo l’ostensione. Chiesta la verifica dei resti mortali

Ancora polemiche sull’ostensione del corpo di Padre Pio. A pochi mesi dalla vista di Benedetto XVI a S. Giovanni Rotondo, prevista per il 21 giugno prossimo, il tribunale di Foggia è chiamato a pronunciarsi su una nuova denuncia dell’Associazione “Pro Padre Pio- l’Uomo della Sofferenza”, con sede a Torino, che chiede di verificare se i resti mortali esposti alla venerazione siano o meno quelli del Santo di Pietralcina.

Davanti al giudice per le indagini preliminari di Foggia, Rita Curci, si è discussa la denuncia in questione, con l’Associazione presieduta da Francesco Traversi a dare battaglia. La “Pro Padre Pio”, dubita che i resti ritrovati nella bara siano del santo, così come dubita che quel corpo ora esposto nella teca in vetro sia sempre del santo di San Giovanni Rotondo. Da qui la richiesta di sequestrare il video ufficiale della riesumazione e di ordinare una perizia medico-legale per i dovuti accertamenti. Il tribunale, per ora, si è riservato la decisione, attesa per le prossime settimane.

La “Pro Padre Pio” non è nuova a queste richieste. Dall’associazione, infatti, era arrivata la denuncia al vescovo di Manfredonia-Vieste-SanGiovanni Rotondo, mons. Domenico D’Ambrosio, oltre che ai frati del convento di Santa Maria delle Grazie, proprio dopo la riesumazione del 3 marzo 2008. All’epoca si chiese l’incriminazione dei prelati per vilipendio di cadavere. Nel maggio, poi, il tribunale di Foggia archiviò tutto, perché non fu ravvisata alcuna violazione né del testamento di padre Pio, né delle norme vigenti.

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