La Chiesa Svizzera propone un questionario alternativo a quello vaticano per il Sinodo sulla Famiglia

La Conferenza Episcopale Svizzera ha proposto ai suoi fedeli un “riassunto” del questionario per il Sinodo della Famiglia che il Vaticano ha pubblicato nel mese di ottobre.

La Conferenza Episcopale propone questo questionario online come “alternativa” a quello proposto dal Vaticano. Nella neutrale e democratica Svizzera, al questionario possono rispondere tutti, sia cattolici che non, sposati, divorziati, musulmani e non credenti. Tutti hanno voce in capitolo.

Infatti, la Commissione per la programmazione pastorale, responsabile di raccogliere le risposte al questionario, spera di riceverle nelle prime settimane di dicembre di questo anno, in modo che le risposte possano essere presentate al Vaticano nel mese di gennaio.

Nel questionario si leggono domande del tipo: “vi augurate che la Chiesa riconosca e benedica le coppie omosessuali” o “le coppie divorziate” o si definisce come “rito religioso” la preghierina prima di andare al letto. Purtroppo non si accenna neanche alla partecipazione da parte dei figli alla messa domenicale insieme ai genitori.

In Svizzera non esiste una vera e propria pastorale familiare e a queste domande possono rispondere molti che neanche partecipano alla vita della Chiesa. Il sostegno alle famiglie possiamo dire “tradizionali” è minimo, specialmente nei cantoni di lingua tedesca. Neanche la Conferenza Episcopale ha una commissione dedicata  alla pastorale familiare, come in altri paesi.

La situazione delle famiglie cattoliche in Svizzera è  quanto meno allarmante. Quasi un milione dei sette che comportano la Confederazione Svizzera abitano da soli, e lo 0,6% delle famiglie ha figli, secondo una statistica del 2011. In questo contesto, la Chiesa Svizzera si preoccupa del matrimonio degli omosessuali e dei divorziati, ma non sulle coppie giovani che hanno bisogno di un sostegno spirituale per la loro vita di coppia.

Davanti a questa situazione, le famiglie cristiane si pongono varie domande. Perché non offrire un’altra alternativa ai giovani? Perché  la Chiesa deve riflettere sulle coppie divorziate e non fa una vera pastorale giovanile e matrimoniale, in modo che i giovani possono capire l’importanza del Sacramento prima di sposarsi? Ai  giovani svizzeri non serve la “approvazione “ della Chiesa per coabitare o per divorziare,  ma una alternativa, una educazione per la affettività della coppia e per l’importanza del Sacramento.

Inoltre, in nessuno dei due questionari, sia quello ufficiale del Vaticano, sia quello della Chiesa Svizzera, si fa accenno alla necessità della cura dei anziani e all’importanza dei nonni nella famiglia, principali comunicatori della fede nelle famiglie come ricorda spesso il Papa.

Davanti a questi fatti, i vescovi svizzeri porteranno al Sinodo delle risposte piuttosto sorprendenti, dentro della linea “progressista” che la Chiesa Svizzera porta avanti da alcuni anni. Una Chiesa preoccupata dai poveri e delle vocazioni, certamente, ma persa nella struttura e dominata dai “lavoratori” laici. Come diceva Benedetto XVI in Germania: “per corrispondere al suo vero compito, la Chiesa deve sempre di nuovo fare lo sforzo di distaccarsi da questa sua secolarizzazione e diventare nuovamente aperta verso Dio”.

 

 

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