Giornata di Spiritualità 11 Gennaio 2009 San Paolo e il salto nella fede

Giovanni d'Ercole

Giovanni d'ErcoleL’11 gennaio a Roma amici e consacrati della Comunità Nuovi Orizzonti si sono ritrovati per la prima domenica di spiritualità del 2009. Presenti più di 500 persone tra famiglie, laici, sacerdoti e religiosi/e. A tenere la meditazione improntata sulla conversione, la fede, l’amore totalizzante che allarga gli orizzonti e la purificazione interiore di S. Paolo apostolo delle genti, era don Giovanni d’Ercole. Partendo dalle testimonianze neotestamentarie della conversione di Paolo, don Giovanni ha percorso le tappe fondamentali del percorso interiore dell’apostolo, fornendo ai presenti notevoli spunti di riflessione per il proprio cammino personale.

 

Iniziata come sempre come una grande festa, la giornata di spiritualità della Comunità Nuovi Orizzonti dell’11 gennaio a Roma, ha avuto come predicatore d’eccezione don Giovanni D’Ercole che all’inizio del nuovo anno e a metà dell’anno liturgico dedicato a san Paolo, ha voluto meditare alcuni aspetti della la vita di questo apostolo delle genti.

Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo” (Fil 3,7): questo il tema centrale della sua riflessione; la conversione di Paolo come modello di un nuovo tipo di conversione.

Paolo non è stato il fondatore del cristianesimo ma un suo verace comunicatore e testimone, un “megafono di Cristo”, come lo ha definito don Giovanni. Nel Nuovo testamento viene raccontata tre volte la conversione di Paolo, nei capitoli 9, 22 e 26 degli Atti degli Apostoli, e un racconto di conversione è anche nella lettera ai Filippesi. Ma i racconti assumono due connotazioni del tutto differenti: in Atti il racconto storico dei fatti, nella lettera ai Filippesi il racconto psicologico, dall’interno.

Paolo cambia a causa dell’incontro con una persona che è Cristo stesso. E ciò che cambia è la sua mentalità. Egli non necessitava infatti di mutare la sua condotta, dal momento che questa era ineccepibile per la sua gente e la sua cultura, né sentiva il bisogno di convertirsi a qualche nuovo credo. Ciò che avviene nella sua vita è un salto in avanti. Paolo pensava ci si potesse salvare solo osservando la legge, ora invece sa che ci si salva avendo fede in Gesù. La conversione che ha Paolo si può paragonare ad un uomo che cammina in un bosco in una notte molto oscura facendosi luce con un accendino. D’un tratto sorge il sole, l’uomo guarda l’accendino e lo spegne. Paolo era un buon fariseo. Incontra Cristo e si lascia illuminare da lui.

In moltissime religioni si parla di una “via dell’illuminazione” che prevede che colui che decide di intraprenderla inizi a fare delle cose e poi d’improvviso arrivi all’illuminazione. Qui invece si parla di ciò che Dio ha fatto per noi, lui per primo.

A seguito del suo incontro con Gesù, Paolo afferma con forza di considerare una perdita tutto ciò che aveva, addirittura un danno. Parla della propria condizione di fariseo osservante, ineccepibile, della propria stirpe pienamente appartenente al popolo eletto, del potere, del prestigio che aveva. Tutto ciò che considerava importante ora egli valuta come un rifiuto dinanzi alla conoscenza di Cristo.

In ebraico dicendo “conversione” si intendeva un processo che vedeva l’abbandono della strada cattiva per ritornare al punto di partenza e ricominciare da capo. Ciò che invece intende Gesù sin dall’inizio del suo ministero (Mc 1,15) con il termine conversione è avere fede in lui, tuffarsi in lui, è la stessa cosa che dire “credere al vangelo”. È ciò che accade esattamente a Paolo.

Ma questo “credere” in che cosa consiste?

Si può credere o aver fede a diversi livelli. Il più basso consiste nell’aver fede come assenso dell’intelletto, che però non tocca la vita; poi si può intendere la fede come fiducia in Dio; quindi fede come stabilità, riposare nelle mani di Dio; ed infine il quarto livello, intendere la fede come appropriazione. Dice don Giovanni che Gesù vuole essere posseduto da noi. Non è sufficiente trattarlo con educazione come spesso tende fare un certo cristianesimo che è formale piuttosto che sostanziale.

Gesù apre il suo ministero proponendo di credere al Vangelo, di fidarsi della sua parola; la gente lo ascolta e poco più tardi Gesù viene messo a morte. Paolo perseguita i cristiani perché vuole che sia rispettato Dio. Ma poi ha una sua esperienza personale di Gesù Cristo che totalizza la sua vita, al pari di un innamoramento, con l’importante differenza però che se nell’innamoramento si tende a chiudere le proprie prospettive per concentrarsi solo sull’oggetto del proprio amore, nell’incontro con Cristo la vita non si riduce ma si allarga. In questo senso si può parlare di appropriazione nel rapporto che si instaura.

I quattro livelli di fede possono essere ulteriormente spiegati. Primo: se credo che esiste l’America pur senza averla mai vista e credo a Gesù allo stesso modo, io credo, ma questo non mi cambia la vita; secondo: se mi fido di una persona, mi affido a lei; terzo: mi fido di te e rimango in te, rimango con te; quarto: non siamo più io e te ma diventiamo una cosa sola. Poiché tu mi hai rapito il cuore, io ti prendo. Non ti chiedo più nulla, perché ormai siamo una cosa sola. Questo accade se il tuo cuore diventa il cuore di Cristo che abbraccia il mondo. Tendere a questo e chiederlo come grazia è importante per chiunque voglia credere in modo sempre più perfetto a Gesù.

Prima di iniziare il suo pubblico ministero come cristiano, Paolo rimane dieci anni nascosto. Ha incontrato Gesù sulla via di Damasco e ha il cuore infiammato ma deve rimanere nascosto, perché gli ebrei lo considerano un traditore e i cristiani uno del quale non è possibile fidarsi. Il suo nascondimento potrebbe sembrare una perdita in termini di tempo, dal momento che spesso siamo abituati a farci prendere dall’entusiasmo e a buttarci a capofitto nelle situazioni che ci entusiasmano. Ma se Paolo si fosse comportato in questa maniera, il suo agire lo avrebbe portato a divenire egli stesso protagonista e non canale di Cristo, quale invece è stato. I dieci anni che lo preparano alla sua missione compiono in lui una fondamentale purificazione interiore che gli permette di essere realmente a servizio di Dio. I suoi difetti permangono. Il suo non è un cambiamento sostanziale, ciò che cambia è l’attitudine alla missione.

A Paolo, nelle prove che gli sono capitate, è stato chiesto di aprire le mani e lasciarsele svuotare per permettere a Gesù di riempirle di sé; allo stesso modo anche per noi: ogni prova può essere vissuta come una benedizione in grado di purificarci e arricchirci.

Oggi il mondo necessita di persone che si lascino incendiare dall’amore di Cristo, che lo vivano come tutto della propria vita.

Al termine della meditazione, dopo alcuni brevi momenti di dibattito, i presenti hanno affidato tutte le proprie intenzioni di preghiera a Gesù Eucaristia, domandando anche la grazia di avere una fede più certa e autentica, frutto di una vera e profonda conversione.

Nel pomeriggio è stata celebrata la S. Messa e sono stati fatti gli aggiornamenti riguardanti le recenti novità.

La prossima giornata di spiritualità si svolgerà domenica 1° febbraio, dalle 10,15 alle 17,00 presso il teatro Gianelli in via Mirandola 15, a Roma. L’invito è come sempre rivolto a chiunque fosse interessato a partecipare. Per informazioni www.nuoviorizzonti-onlus.com oppure 0775.502353.

 

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