Vienna, religioni in campo per il dialogo e la pace.

Ha portato a Vienna quel “dialogo dell’amicizia” portato avanti nel corso di sei pontificati. Il cadrd. Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha aperto a Vienna i lavori del KAICIID (il Centro Culturale per il Dialogo Interreligioso e Culturale Re Abdullah Bin Abdulaziz), di cui la Santa Sede è Stato fondatore e Osservatore permanente. Il suo appello per la ricchezza della diversità viene direttamente da un volume che ha presentato da poco, “Il Dialogo Interreligioso nell’insegnamento ufficiale (1963-2913)” (Libreria Editrice Vaticana), una raccolta sistematica di tutti gli interventi di sei Papi sul dialogo interreligioso. E certo che l’esperienza della Santa Sede è particolarmente importante per la riuscita dei lavori del centro.

In due giorni (18 e 19 novembre) a Vienna si sono raccolti i frutti della grande campagna “L’immagine dell’altro”, che ha toccato vari paesi, in Asia, Africa, Medio Oriente. È il primo progetto di ricerca del KAICIID, sponsorizzato per tre anni dall’Arabia Saudita, che ne è stato fondatore insieme ad Austria e Spagna.

L’Arabia Saudita è uno dei pochissimi Paesi al mondo che non ha rapporti diplomatici con la Santa Sede. Eppure, se un centro di questo genere è stato promosso e sponsorizzato, lo si deve proprio alla visita storica resa dal re saudita Abdullah a Benedetto XVI il 6 novembre 2007. Certo, l’Arabia deve ancora fare molto a livello di diritti umani e libertà religiosa. E la presenza del centro in Austria non è stata esente da polemiche. Però il centro rappresenta per l’Arabia Saudita un modo di portare avanti quelle riforme sperate nel senso della libertà religiosa. L’anno prossimo, le donne potranno votare alle elezioni municipali, per la prima volta. Si tratta di sradicare una mentalità. La Santa Sede guarda con interesse a questo progetto di riforma. Senza sbilanciarsi a livello diplomatico. E portando il dialogo a livelli molto più alti.

Lo aveva fatto anche Benedetto XVI, che durante il suo pontificato ha dedicato ben 188 interventi al dialogo interreligioso, tutti riportati nel libro presentato da Tauran un paio di settimane fa. “Chi afferma che Benedetto XVI non apprezzava il dialogo interreligioso, sarà smentito da questo volume”, aveva affermato il cardinale.

E forse la direzione presa dal KAICIID prende proprio ispirazione dall’insegnamento di Benedetto XVI, che aveva affermato, più volte, come non fosse ragionevole associare la religione alla violenza. La religione come una forma di ragione elevata, che impedisce la violazione dei diritti umani. Il primo passo è la comprensione dell’altro. Per questo, il KAICIID ha dedicato il suo primo workship all’ “Immagine dell’altro”.

Aprendo i lavori del consesso del 18-19 novembre, Faisal bin Muammar, ministro dell’Educazione dell’Arabia Saudita, ha denunciato la chiamata allo “scontro tra civiltà”, e ha sottolineato che “questa chiamata non ha futuro. Dobbiamo incoraggiare la cooperazione tra i gruppi religiosi e culturali per portare avanti le questioni di diritti umani, invece”, ha detto. E ha poi sottolineato la necessità di sviluppare una cultura di diritti umani per combattere l’estremismo, il razzismo e la discriminazione innalzando il livello culturale delle persone nel mondo con il dialogo.

Di una “formazione” alla cultura della democrazia e ai diritti umani aveva parlato anche Miguel Anguel Ayuso Guixot, numero due del Pontificio Consiglio del Dialogo Interreligioso, quando lo scorso anno era stato chiamato ad Instanbul a parlare di “Primavera Araba”.

La speranza di Muammar è che il KAICIID diventi un incubatore delle organizzazione internazionali di dialogo per promuovere pace globale e stabilità.

E al termine del meeting, cui hanno partecipato oltre cinquecento persone, il KAICIID ha annunciato la firma di diversi accordi di partnership, con l’Unione Africana, l’ISESCO, l’UNESCO, la World Scout Foundation.

“I conflitti motivati con la religione – ha affermato Hamad Al Majed, membro del board del KAICIID – sono un problema nel nostro mondo. Ma la religione è anche una parte della soluzione, e questo panel è stato un passo in direzione della cooperazione per trovare delle soluzioni. I conflitti e la violenza sono in genere causati non dalle religioni, ma dalla mancata comprensione dell’altro. Questo è perché siamo qui oggi, a discutere di come la religione possa giocare un ruolo positivo nel promuovere comprensione reciproca per raggiungere la pace attraverso il dialogo.”

Nel suo intervento del 18 novembre, il card. Tauran aveva elogiato il dialogo interreligioso per la sua capacità di insegnare ad “essere attenti a non dare alle altre religioni un’immagine negativa in luoghi come le scuole e le università, attraverso i mass media, e nei discorsi religiosi”, e a non “sminuire le convinzioni degli altri, spingendo ad ascoltare e a conoscere meglio l’altro, a pensare prima di giudicare e a presentare il contenuto della nostra fede e le nostre ragioni con gentilezza e rispetto”.

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