Diplomazia nella globalizzazione per una utopia del bene, il libro del cardinale Bertone con la prefazione del Papa

Etica della solidarietà e utopia del bene, sono queste le due espressioni che il Papa usa per descrivere la diplomazia vaticana. Francesco lo fa nella prefazione del libro che raccogli i testi diplomatici di Tarcisio Bertone, il Segretario di Stato che in 7 anni di arduo cammino è stato al fianco di Benedetto XVI e ha reso realtà  l’idea diplomatica di Benedetto XVI. Il volume è stato in cantiere dal luglio del 2012 e ora, grazie al sapiente lavoro di Vincenzo Buonomo, entra a far parte della storia della diplomazia vaticana e racconta come Benedetto XVI abbia, grazie al suo Segretario di Stato, rinnovato la tradizionale visione diplomatica della Santa Sede aprendo sempre più la “via pastorale” nel dialogo internazionale.

L’evento di martedì 12 novembre in Vaticano per la presentazione del libro edito della LEV “ La diplomazia pontificia in un mondo globalizzato” è stato anche occasione per un saluto pubblico al cardinale Bertone che visibilmente emozionato ha salutato personalmente ognuno degli ospiti.

“L’azione diplomatica esercitata da un Segretario di Stato- ha detto il cardinale- che è anche Vescovo della Chiesa Cattolica, pur attraverso le regole e i metodi propri, non può che coniugarsi, dunque, con la pastoralità.”

E scherzando sulle critiche per il suo tanto viaggiare ha ricordato le tappe di questo suo pellegrinaggio diplomatico espressamente voluto da Benedetto XVI. Al Papa emerito il cardinale ha portato personalmente il volume qualche giorno fa.

Dal viaggio a  Cuba per i 10 anni della visita di Giovanni Paolo II, visita che ha preparato quella di Benedetto XVI, fino a quello “spazio sacro della Caserma dell Aquila con la lunga fila a cielo aperto  delle vittime del terremoto composte nelle semplici bare”. In mezzo viste e viaggi per portare la “carezza del Papa”.

Non solo viaggi “emotivi” ovviamente, ma in un certo senso missionari per portare quell’ etica del diritto internazionale che nutre i rapporti tra i popoli “il diritto naturale e perciò il progetto originale di Dio sull’umanità” spiega il cardinale.

Ad illustrare la vicenda diplomatica degli ultimi decenni è stato il Segretario per i Rapporti con gli Stati  Dominique Mamberti che ha indicato l’edificazione della pace come uno dei “fili rossi” della diplomazia vaticana contemporanea. Altro tema dominante in ogni azione diplomatica vaticana l’arcivescovo lo vede nella lotta alla povertà. I due temi vanno in effetti di pari passo e sono legati alla continuità della azione della Santa Sede. Tema originale della diplomazia del pontificato di Benedetto XVI e del lavoro del suo Segretario di stato è l’uso retto della ragione che porta alla libertà religiosa vera e vissuta della quale il Vaticano è stato sempre strenuo difensore. E non solo per il proprio diritto a predicare il Vangelo, ma anche per la tutela dei diritti di tutte le religioni.

“Il corretto esercizio della libertà religiosa- ha detto Mamberti- non può prescindere dalla mutua interazione di fede e ragione, che fa sì che al “ruolo correttivo della religione nei confronti della ragione”, corrisponda il ruolo «purificatore e strutturante della ragione all’interno della religione», al fine di evitare da un lato un esacerbato razionalismo laicista, che guarda con sospetto ad ogni possibile trascendenza dell’uomo, dall’altro a quelle forme distorte di religione, come il settarismo ed il fondamentalismo, che sono altrettanto lesive della libertà religiosa.”

Il tema è attualissimo e legato a molte delle discussioni che oggi nelle società occidentali animano il dibattito sociale e politico.

Il Segretario per i rapporti con gli stati ha approfondito: “A partire da questo nesso si comprendono i numerosi richiami al valore della religione nella società civile, all’importanza di una laicità positiva, ma anche una certa insistenza sui cosiddetti valori non negoziabili, ovvero la tutela della vita in tutte le sue fasi dal concepimento fino alla morte naturale, il riconoscimento e la promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, e la tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli. Non si può tacere che non di rado si è guardato con sospetto a tali richiami, tuttavia l’intento della Santa Sede è sempre propositivo. La peculiarità della diplomazia della Santa Sede è quella di essere un “servizio della coscienza”, essa perciò nell’ambito di «una giusta autonomia tra l’ordine temporale e quello spirituale [favorisce] una sana collaborazione e un senso di responsabilità condivisa» tra la Chiesa e le autorità civili. In tal senso essa vuole instaurare «un dialogo che ha a cuore il bene integrale, spirituale e materiale, di ogni uomo, e mira a promuoverne ovunque la trascendente dignità».”

E a questo si collega perfettamente nella prefazione al libro Papa Francesco che auspica che la diplomazia pontificia contribuisca a far “rinascere quella dimensione morale nei rapporti internazionali, che permetta alla famiglia umana di vivere e svilupparsi insieme. Se l’uomo manifesta la sua umanità nella comunicazione, nella relazione, nell’amore verso i propri simili, le diverse Nazioni possono legarsi intorno a obiettivi e pratiche condivise, e generare così un sentire comune ben radicato”.

Il saluto finale è stato per Monsignor Pietro Parolin, che, ha detto il cardinale Bertone, sabato sarà a Roma.

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